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OKR: cosa sono, guida definitiva per veri jedi

OKR: cosa sono, guida definitiva per veri jedi

“Quest’anno usiamo gli OKR” è la frase più ripetuta nelle riunioni di gennaio in Italia, e la stessa azienda ad agosto ha già smesso. Non perché il framework non funziona — funziona a Google da 25 anni — ma perché viene applicato male. Il 90% degli OKR italiani sono in realtà liste di TODO mascherate. Qui dentro vedi cosa è davvero un OKR, come si scrive bene, il ritmo trimestrale corretto, e tre esempi reali fatti bene contro tre esempi catastrofici.

Cosa sono gli OKR e da dove vengono?

Gli OKR (Objectives and Key Results) sono un framework di goal setting strategico introdotto da Andy Grove a Intel negli anni ’70 come evoluzione del Management by Objectives di Peter Drucker. Nel 1999 John Doerr li ha portati a Google quando Larry Page e Sergey Brin avevano 40 dipendenti, e Google li usa ancora oggi a ogni livello. Doerr ha raccontato la storia in Measure What Matters (2018), libro che ha portato gli OKR fuori dalla Silicon Valley.

La promessa degli OKR è semplice: allinea verticalmente l’azienda (CEO → team → individuo) e orizzontalmente (tra dipartimenti) facendo dichiarare a ciascuno cosa vuole ottenere (Objective) e come saprà di averlo ottenuto (Key Results). Non è uno strumento di valutazione delle persone — questo è un errore tipico — ma di allineamento e priorizzazione. Google esplicitamente non lega bonus e promozioni al raggiungimento OKR, per evitare di disincentivare ambizione e rischio.

Qual è la formula corretta di un OKR?

La struttura corretta è rigida: 1 Objective qualitativo + 3-5 Key Results quantitativi. Le caratteristiche di un buon Objective sono quattro: qualitativo (non un numero), ispirazionale (motiva il team), temporalmente delimitato (un trimestre), actionable dal team che lo possiede. Esempio buono: “Diventare il prodotto di scelta per i nutrizionisti italiani”. Esempio cattivo: “Aumentare i ricavi del 20%” (è un Key Result, non un Objective).

Le caratteristiche di un buon Key Result sono cinque: misurabile (un numero o uno stato binario), ambizioso (50-70% di probabilità di raggiungimento), outcome non output (effetto, non attività), nel controllo del team, verificabile a fine trimestre senza ambiguità. Esempio buono di KR sull’Objective sopra: “Raggiungere 5.000 nutrizionisti italiani con piano paid attivo (oggi 1.200)”. Esempio cattivo: “Lanciare la campagna marketing nutrizionisti” — è un’attività, non un outcome.

OKR ben fatti vs OKR-TODO-list: tre esempi a confronto

L’errore più comune è scrivere Key Result che sono in realtà task. Vediamo tre coppie reali — settori pharma, fashion, tech — per capire la differenza:

  • Pharma — Objective: “Aumentare l’aderenza terapeutica dei pazienti cronici tramite la nostra app”. KR-TODO (sbagliato): “Lanciare la feature promemoria adattivo”. KR-outcome (giusto): “Portare il tasso di aderenza misurato a 14 giorni dal 62% al 78%”.
  • Fashion — Objective: “Trasformare gli store associate in canale digitale di vendita 1-to-1”. KR-TODO (sbagliato): “Formare 50 store associate sull’app CRM”. KR-outcome (giusto): “Generare 800K euro di GMV dalle conversazioni 1-to-1 fra store associate e clientelizzate VIP”.
  • Tech B2B — Objective: “Diventare la piattaforma di analytics scelta da PM italiani in scale-up”. KR-TODO (sbagliato): “Pubblicare 12 articoli di content marketing”. KR-outcome (giusto): “Raggiungere 200 workspace attivi mensili con almeno 5 utenti ciascuno, partendo da 60”.

La regola pratica per distinguerli: se il KR si raggiunge “facendo” qualcosa, è un task; se si raggiunge “ottenendo” un risultato, è un KR vero. “Lanciare X” è quasi sempre un task. “Far sì che X produca Y” è un KR. Se vedi una verb-list nei tuoi KR (lanciare, pubblicare, formare, completare, implementare), riscrivili in termini di effetti.

Qual è il ritmo trimestrale corretto?

Il ciclo OKR sano dura 13 settimane e si articola in cinque momenti. Settimana 0 (la settimana prima del trimestre): drafting degli OKR a cascata — l’azienda definisce i suoi 3-5 OKR di alto livello, poi ogni team scrive i propri allineati. Settimana 1: kickoff, gli OKR vengono presentati a tutta l’azienda con razionale e dipendenze. Settimane 2-12: check-in settimanale del team (30 minuti, ogni lunedì) per aggiornare il punteggio dei KR su scala 0.0-1.0 — Google usa il colore (verde se 0.7+, giallo 0.4-0.7, rosso sotto 0.4). Settimana 6 (mid-quarter review): revisione di metà trimestre, dove è ancora possibile cambiare un KR se è chiaramente irrealistico (mai cambiare l’Objective). Settimana 13: retrospettiva — punteggio finale, analisi del perché certi KR non hanno raggiunto target, input per il trimestre successivo.

Il punteggio finale atteso per OKR ben tarati è 0.6-0.7. Se il team raggiunge sistematicamente 1.0, gli OKR sono troppo facili — non stanno producendo lo stretch che serve. Se sotto 0.4 sistematicamente, sono irrealistici o il team non ha le risorse. Doerr lo definisce “principio del 70%”: un OKR raggiunto al 70% è un successo, non un fallimento. Questa è la singola differenza culturale più difficile da introdurre in Italia, dove “non aver raggiunto l’obiettivo” è vissuto come fallimento personale invece che come segnale di ambizione adeguata.

Imparare a scrivere e gestire OKR è una skill chiave del PM senior, soprattutto in ruoli di Lead Product o Head of Product. Nel programma del Master dedichi una settimana intera alla scrittura di OKR su business case reali, con feedback diretto su KR-TODO mascherati e best practice di Google/Intel.

FAQ

Domande frequenti

Quanti OKR deve avere un team?
Massimo 3-5 Objective per team per trimestre, ognuno con 3-5 Key Result. Oltre questa soglia il team perde focus e cura niente bene. Se hai 8 OKR significa che non hai prioritizzato: prioritizzare è scegliere cosa NON fare, e OKR esiste proprio per forzare questa scelta.
OKR e KPI sono la stessa cosa?
No. I KPI sono metriche di salute continua del business (es. uptime, NPS, churn): si misurano sempre, non hanno un target trimestrale. Gli OKR sono target di cambiamento (es. portare il churn dal 5% al 3% in un trimestre): sono temporanei e ambiziosi. Un KPI può diventare un KR se in un trimestre vuoi spostarlo intenzionalmente.
OKR funzionano in startup di 5 persone?
Sì, e Doerr raccomanda di iniziare presto. In team piccoli si scrivono OKR a livello aziendale e ogni persona contribuisce a quegli OKR — non servono OKR per ciascuno. Sotto i 20 dipendenti 3 OKR aziendali sono sufficienti. Sopra i 50 dipendenti inizi a fare cascading per team.
OKR sono compatibili con Agile/Scrum?
Sì, anzi si integrano molto bene. Gli OKR guidano il backlog: lo sprint goal di ogni iterazione deve contribuire a uno o più KR del trimestre. Se uno sprint goal non fa avanzare nessun KR, probabilmente sta lavorando su qualcosa non prioritario. È un controllo di sanità mentale del backlog.
Devo collegare OKR a bonus e valutazione?
No, e Google lo evita esplicitamente. Legare bonus agli OKR sabota l’ambizione: il team sceglie OKR facili che è sicuro di raggiungere. La valutazione delle performance va fatta separatamente, con criteri di impatto complessivo, comportamento, crescita — non con score OKR meccanico.
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